Bruno Francese
Una spiccata creatività già dai primi anni di scuola
Bruno Violante di Meo deve il suo nome d’arte – Bruno Francese – al soprannome datogli sin da bambino dai coetanei con cui giocava tra le strade di Bacoli, una piccola cittadina dei Campi Flegrei affacciata sul mare a nord del Golfo di Napoli.
Figlio di Salvatore, un operaio emigrato prima in Germania e poi in Francia per motivi di lavoro, Bruno vede la luce nell’agosto del 1977, nell’ospedale di Thionville, nel Grand Est della Francia.

Da qui il nomignolo affibbiatogli dagli amici dopo essere tornato nel paese di origine dei suoi genitori insieme a tutta la sua famiglia.
Dato gli impegni lavorativi del padre e della mamma Lucrezia – impegnata come commessa in una libreria del paese, Bruno trascorre gran parte del tempo della sua infanzia insieme alla zia materna, donna dal grande estro artistico e grande appassionata di pittura: crescendo tra tempere e acrilici, non è un caso se il bambino mostra una spiccata creatività già dai primi anni di scuola.
Questa attitudine non lo abbandonerà mai, tanto da dividersi – in età più avanzata – tra studio e lavoretti saltuari, così da non gravare troppo sul bilancio familiare per poter acquistare tele, pennelli, colori e tutti gli altri materiali necessari a coltivare la sua passione, spinto dall’esigenza di esprimere il suo mondo interiore attraverso forme e colori.
Dopo la scuola dell’obbligo comincia a frequentare l’lpsiam, senza però abbandonare il mondo dell’arte: in questo periodo comincia la sua produzione più “attiva”, stimolata dai movimenti studenteschi e dall’ambiente che lo circonda.
È proprio in questi anni che l’attività artistica di Bruno comincia a maturare, contaminata dalle varie correnti che caratterizzavano le piazze del centro di Napoli: tra hip-hop e street-art, passando per le architetture classiche e quelle barocche dei vicoli che vanno da Piazza del Gesù a San Gregorio Armeno, in un continuo gioco di opposti che non si scontrano, ma si mescolano l’un l’altro… proprio come il mare e il magma di queste zone e le altre mille contrapposizioni di cui questa terra è ricca. Una serie di elementi che ritroviamo nelle opere dell’artista, dove il “match” tra elementi materici e suggestioni oniriche diventa quasi una firma, riconoscibile attraverso tratti, temi e tecniche.
Dopo aver conseguito la maturità, Bruno Francese decide di trasferirsi a Firenze, culla dell’arte Rinascimentale ed eterno “laboratorio” per pittori e scultori. Qui si mantiene svolgendo i lavori più disparati, approfittando del soggiorno per frequentare mostre, atelier e studi di importanti e affermati artisti con cui – talvolta – collabora in qualità di assistente o anche di allestitore.
Qualche anno dopo fa ritorno a Bacoli: corre l’anno 2000 quando, poco più che ventenne, Bruno Francese “firma” la sua prima personale. Contemporaneamente, partecipa a diverse mostre e concorsi artistici, riscuotendo sempre grandi apprezzamenti sia da parte del pubblico che della critica.
